Piano Faunistico Venatorio Provinciale, ecco la posizione di A.C.V.

Nelle ultime settimane si sono succeduti, sugli organi di stampa locali, numerosi articoli relativi all'iter di approvazione del Piano Faunistico Venatorio provinciale, dai quali emergerebbe la generale compattezza del mondo venatorio nel rigettare in toto tale documento.

Questo non corrisponde al vero!

L'Associazione Cacciatori Valtellinesi, che nel solo Comprensorio Alpino di Sondrio conta più di un terzo dei cacciatori, ha una posizione ben diversa. L'A.C.V. non è mai stata convocata alle riunioni dell'ufficio di presidenza sul tema, ma ha seguito sin da subito il percorso formativo dello strumento gestionale e, grazie al costante ascolto delle istanze provenienti dai diversi territori e alla competenza del proprio tecnico, ha fornito puntuali osservazioni e suggerimenti nel merito, senza risparmiare critiche su alcuni aspetti del percorso formativo adottato. Tutti i documenti a tale proposito sono stati, in tempi diversi, formalmente trasmessi ai competenti uffici provinciali.  In particolare le osservazioni sui contenuti hanno riguardato tre principali tematiche: 

  • I posti caccia teorici complessivi, che, a nostro parere, andavano ridotti rispetto a quanto previsto dalla bozza iniziale del documento predisposto dagli uffici. In particolare, per quanto riguarda la caccia agli ungulati, non si condivideva di associare in qualche modo il numero massimo di potenziali cacciatori alla numerosità delle specie oggetto di prelievo, scelta che avrebbe vaniticato ogni miglioramento gestionale a livello dei singoli settori. (La caccia agli ungulati è organizzata sulla base di singoli settori in cui si suddivide il territorio di ogni Comprensorio Alpino). Per quanto invece riguarda le specializzazioni tipica alpina e lepre, le nostre richieste erano indirizzate ad ipotizzare l'innalzamento del "carniere personale teorico", in modo da produrre lo stesso effetto di contenimento del numero dei cacciatori foranei (le due specializzazioni vedono un veloce decremento dei praticanti residenti in provincia, eventuali posti a disponibili sono subito occupati da cacciatori lombardi), e ottenere, al contempo, una minore pressione venatoria su specie molto delicate. 
  • Le potenzialità faunistiche, ovvero il livello ottimale di presenza di fauna su territorio al quale tendere con l'attività gestionale, che gli scriventi ritengono, in molte realtà, essere sotto stimate e che, quindi, richiedevano un adeguamento rispetto alle precedenti formulazioni
  • Il "sistema delle aree protette e delle zone soggette a normativa speciale, che aveva ben funzionato negli anni passati, e che poteva sì essere elastico ed aggiornabile, (anche attraverso strumenti esterni a complementari al Piano) ma non necessariamente ricondotto, in riduzione, ad un ipotetico tetto massimo come sostenuto da altre associazioni venatorie. 

Alla fine del "normale" percorso di formazione ed osservazione del documento, nella scorsa estate, l'Associazione Cacciatori Valtellinesi ritenne si fosse arrivati ad una soddisfacente sintesi su questi ed altri temi, e nell'unico incontro al quale fu convocata, proprio sul tema dei posti caccia, il 25 giugno, si espresse in favore della prosecuzione del lavoro.

Il 3 agosto trasmettemmo, dopo lettura dell'ultima bozza nel frattempo pervenutaci, le nostre ulteriori osservazioni sul calcolo dei posti caccia e sulle previsioni normative per l'oasi di Colina e la zona speciale Castellaccio all'interno del C.A. di Sondrio.  

Ribadiamo quindi di ritenere necessario che il P.F.V. venga approvato, nella convinzione che solo la gestione sostenibile e condivisa di una risorsa collettiva sia in grado di garantire un futuro alla nostra passione, in questi giorni nuovamente minacciata dall'annuncio dell'ennesimo referendum sull'abrogazione della caccia. 

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